Inediti – Nota critica di L. Cantelmo

Sulla rubrica “Anticipazioni” di MilanoCosa è apparsa una splendida nota critica a cura di Laura Cantelmo su due miei lavori inediti: PadreMadre e Dietro la Cattedra. Non posso che ringraziare Laura Cantelmo per le sue parole e Adam Vaccaro per aver scelto di parlare della mia poesia in questa rubrica.

L’intero articolo è visibile a questo link:

MilanoCosa.it/Anticipazioni/Inediti/SerraoAlice

Riporto però ugualmente un estratto:

Nota di lettura
Accogliamo con gioia in questa rubrica di inediti il tema del femminile affrontato in modo esplicito e aderente alla realtà attuale. Alice Serrao è una giovane poetessa che ne ha espunto la connotazione legata alla creatività biologica e insieme artistica del suo genere, centrale fin dai primi tempi del movimento delle donne e che da qualche decennio si è andata diffondendo e approfondendo. Il punto di partenza è quello della maternità, vissuta da Serrao come destino all’interno di ogni tipo di relazione, sia nella famiglia che nel suo lavoro di docente. Dote quasi divina, quella del materno, che fin dai tempi arcaici è stata e resta tuttora vincolata al mistero di un corpo capace di dare vita ad altri esseri, in una eterna sequenza matrilineare, che fa di volta in volta di una figlia una madre e così via. Nel testo tratto dalla silloge Padre/Madre il tema si estende, includendo la presenza del padre come figura vista su di un piano paritario/fusionale con quello della madre – “ uno in un altro” – da cui deriva un’aspettativa sul figlio che verrà al mondo. La triade madre/padre/figlio si inscrive entro” un cielo ampio endometriale”, dove è il materno ad occupare la posizione predominante. Il figlio – o la figlia – sintesi di due essere – chiede a sua volta ai genitori la responsabile cura della vita ricevuta, che è “eredità di carne e di stelle”: in tal modo l’atto carnale riceve sublimazione poetica mediante una felice metafora che ne evoca la potenza emotiva.
Nei testi tratti dalla silloge inedita, Dietro la cattedra, vediamo il ruolo materno di Serrao esplicarsi anche nel suo lavoro di docente in una scuola per adolescenti. Con dolcezza lo sguardo riconosce nei corpi dei ragazzi, quasi fossero fiori sbocciati nell’arco che va dalla primavera all’autunno, i segni della crescita, al ritorno a scuola, dopo la quarantena pandemica vissuta in questo terribile tempo. Ed è spietata, benché pacata, la descrizione della freddezza insita nel rituale della sanificazione delle attrezzature scolastiche – “l’amore lattice, la vita che non sporca”- che altera tutto quanto nell‘esistenza vi è di fisico, cancellandone l’aspetto materiale più autentico, quello che risiede nella animalità dell’essere umano. La quotidianità diviene così un ambiente asettico, che confligge con gli odori, con le disattenzioni, le imperfezioni e tutto quanto rientra nella specificità corporea.
È severa la critica di Alice Serrao a queste procedure a cui siamo indotti, nel tentativo di salvarci da una pandemia che ci ha travolti come un meteorite. La domanda che essa reca con sé, sulle conseguenze future che tutto ciò comporterà per i giovani, resta inevitabilmente senza risposta. Ed allora è in forma aforistica che si manifesta la posizione dell’Autrice – “Occorre riappropriarsi del gesto….implicarsi nell’altro”- ritrovando nelle azioni più semplici una immediatezza perduta entro l’artificiosità delle pratiche consigliate dalla scienza.
Anche questi sono elementi che rendono attuale e nuova la poesia di Serrao: entrando forse non volutamente nel dibattito politico, la narrazione del disagio provocato dalla realtà che oggi viviamo, attraverso la molteplicità semantica delle parole e delle immagini del linguaggio poetico, acquisisce una forza capace di incidere, come sopra una lapide, la Storia di questo tempo che rimane al di fuori da ogni canone da noi conosciuto.

Laura Cantelmo

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