BLUEBIRD – READING

SABATO 21 OTTOBRE ALLE H. 21.00 IN VIA BAZZECCA A MILANO                  REDING DI POESIE

BlueBird locandina

Annunci

Farid; Siria

FESTIVAL DEI MIGRANTI – RHO – H.15.00 – TESTO DI APERTURA

I migranti sono un tema di grande attualità e dunque la cronaca offre non pochi spunti alla letteratura. Ma per scrivere questa poesia, sono partita da due suggestioni di diverso tipo: la prima è una frase di Margaret Mazzantini tratta dal suo romanzo “Mare al mattino”, in cui lei scrive: “[Farid] guarda il mare come gli arabi, come si guarda una lama. Sanguinando già.” Da qui ho preso lo spunto del nome e della traversata del mare. La seconda suggestione viene invece dal mondo della scuola, che mi è familiare, e riguarda il valore dell’integrazione della diversità in un’età, quella dei 13 anni in cui ciascun preadolescente a suo modo si sente un’isola e non desidera altro che sentirsi accettato, integrato parte di qualcosa. La poesia che ora vi leggo non desidera altro che fare ciò che la letteratura dovrebbe: essere spunto di riflessione.

Farid; Siria

A un certo punto il mare schiocca
frusta e c’è un bianco di schiuma,
a questo punto lo scafo s’inclina
e alla bocca viene la crosta del sale
riarso dai raggi, viene un sapore
di ruggine e ferro, qualcuno rimette,
e c’è sgomento nel dire la sete, la voglia
di bere, se intorno non c’è altro che acqua.

A Farid vengono in mente le gazzelle,
quelle che bevono ai fiumi con fretta
e sospetto, a Farid viene in mente la casa
e i tappeti, e poi un sentore di polvere
e macerie di muri, gli spari
e qualcosa di non ben definito
che assomiglia a chi muore.

Suo padre è restato in Siria col fucile,
pancia bassa sui tetti dove riparava le antenne
prima che si cominciasse a sparare;
sua madre ha una geografia nuova
fatta di ossa, attraversa il mare
con lo sguardo che sanguina.

Adesso Farid, sta seduta in seconda fila
legge la consegna del tema dice:
racconta qualcosa della tua vita.
Non sa bene come riempire
tutte le righe che ha dentro. Cerca negli altri
un’assenza di muro, e si sente più umana,
più uguale ad accorgersi che intorno
ci sono altre vite che ancora non sanno
da che parte iniziare.

(17 Settembre 2017)

IMG_5796.JPG

FESTIVAL DELLA CULTURA MIGRANTE

SABATO 23 SETTEMBRE H.15.00 IN PIAZZA SAN VITTORE A RHO

SI TERRA’ LA 4^ EDIZIONE DEL FESTIVAL DELLA CULTURA MIGRANTE CON UN PROGRAMMA RICCO DI EVENTI. SIETE TUTTI INVITATI. IO APRIRO’ L’EVENTO CON UNA LETTURA POETICA ALLE H.15.00.

locandinaA5 2017bis.jpg

La questione dei migranti è indubbiamente un tema di grande attualità, ma ad esso possiamo aggiungere una considerazione di carattere esistenziale. Ciascun uomo, al di là della propria ubicazione geografica, fa sempre e comunque l’esperienza dinamica del viaggio, soffre e sente intensamente mentre cerca nel mondo un luogo che gli corrisponda, un luogo felice in cui trovare la propria dimensione.

Nel mare della vita l’Uomo è mendicante di senso. Alla luce di questo, la condizione dell’essere migranti dovrebbe toccarci da vicino sia in qualità di uomini inseriti in un contesto storico, sia in qualità di uomini in quanto tali.

Inquietudine

Ma l'inquietudine che prova, a volte, una donna
non ha a che fare per forza con il suo letto;
assomiglia alla pelle d'oca che si alza negli occhi
se per amore un uomo circuisce con calma un capezzolo.
È un buio gentile che le s’accovaccia nel ventre
e sa succhiarsi dentro tutta la nostalgia di qualcosa
che non saprebbe dire, che non è reale e forse
non manca davvero. È che una passione comincia
dal basso, dal cuore nudo delle cose
che diventano schianto, e mano e sasso,
centro delle onde che si increspano da un urto.
Amore non ha a che fare con te questa sottrazione
che fa agitare gli specchi e maledice la bocca
però è nel tuo sguardo che s’acquieta un poco e
mi fa identica a quello che sono.
Allora forse ha a che fare con dio, come un canto
che non ricorda più le parole e s’intona
a una musica incastrata dentro, l'inquietudine
che prova, a volte, un essere umano.

(10 Luglio 2017)

Alice Serrao

MUDEC FIPM 2017 – POESIA e PITTURA

LA PELLE DEI PITTORI E IL SANGUE DEI POETI – FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA POESIA – SABATO 13 MAGGIO 2017, MUDEC -MILANO – PERFORMANCE DI POESIA E PITTURA IN COLLABORAZIONE CON IL PICCOLO MUSEO DELLA POESIA DI PIACENZA

Nell’atrio del primo piano del Museo delle Culture di Milano, sotto il luminoso soffitto che si snoda come una pellicola cinematografica, tra le sale che ospitano le mostre e la scalinata d’ingresso, ha luogo una performance di poesia e pittura del tutto inedita.

La pelle dei pittori e il sangue dei poeti – si confrontano viso a viso otto poeti (Massimo Silvotti, Giusy Calari Panico, Franco Dionesalvi, Mauro Ferrari, Giuseppe Langella, Valentina Neri, Alice Serrao, Paolo Valesio) e otto pittori (Omar Galliani, Giorgio Cattani, Marco Cingolani, Giuseppe Donnaloia, Gaetano Grillo, Roberto Paci Dalò, Lorenzo Puglisi, Fabio Sciortino), disposti in coppie svelate appena pochi minuti prima dell’inizio della performance.

La performance, ideata e curata da Massimo Silvotti e dal Piccolo Museo della Poesia,  prevede la creazione dinamica ed estemporanea di un’opera poetica e di un’opera pittorica, le quali devono scaturire dal dialogo artistico e dalla sinergia che dovrebbe venire a crearsi all’interno di ciascuna coppia di lavoro. Gli artisti hanno a disposizione un tempo massimo di quattro ore per portare a compimento il proprio progetto creativo.

Il processo che porta alla realizzazione dell’opera è da un certo punto di vista il reale obiettivo della performance, incentrata sull’occasione di scambio e contaminazione che essa di fatto costituisce, più che sul prodotto artistico finale. Per tale ragione, l’interazione col pubblico sarebbe preferibilmente da evitare, favorendo invece lo scambio umano ed esperienziale con il proprio partner artistico.

Io ho lavorato con Fabio Sciortino, artista e docente presso l’Accademia di Carrara, con il quale si è instaurato rapidamente un proficuo rapporto di scambio, che ha portato, da parte sua, alla realizzazione di quadri aventi le fattezze dei paesaggi siculi: magmatici, vulcanici, i colori della terra e del cielo, paesaggi potenti ed essenziali, quasi fossero lo scenario originale e primitivo della Creazione. Io invece ho scritto versi e poesie incompiute, parole tematiche scaturite dalla suggestione dei colori e dai racconti.

Certamente è stata una stuzzicante occasione per mettersi in gioco in una sfida nuova.

Alice Serrao

Collage_MUDEC

Articolo Mudec

Stare – Litigare

Ma tu non sai amore come fa soffrire a volte
la poesia, e gridi nel centro del mio sangue;
scegli dici e si apre una fenditura un luogo
originale della vita che è la mia carne
e ti patisce in un male di china e di punta,
mentre vieni dentro la mia pancia
e fa a pezzi gli endecasillabi
la tua mano che mi trattiene i capelli
dall’acqua. È un centimetro esatto di voce,
un nuovo ricatto, esattamente
il desiderio di sanare l’entropia del mondo
che si muove tra il mio cuore e il tuo.

(Arena Po, 23 Aprile 2017)

Alice Serrao

La dote

A volte penso che mi hai lasciato qualcosa
per dopo;
per quando il cuore sarebbe diventato di pozzo
mi hai lasciato almeno
la carrucola accanto al secchio
gli strumenti per tirare fuori l’acqua, non
morire per mancanza come una
beduina che ricorda l’oasi
e ha sabbia in bocca. Una che attraversa
la gioia. Basta.

Per stasera il tempo offre una grazia:

– il motivo floreale
sulla biancheria della dote –

avevi predetto “con precisione,
perché io vi vedo sempre”

(9 Marzo 2017)

Alice Serrao

Pesce

Il pesce il blu del catino da cui ti fissa
immoto l’occhio della trota mentre
la stai sventrando, le dita spinte nelle
viscere nel sangue che ha memoria
del pescato. La ruga lunghissima
per lo zelo con cui predisponi il risciacquo.
Vedi, c’è sempre dell’acqua alla fine e all’inizio
la morte pulita ripete la quiete
della bocca prima che gratti sull’amo.

(28 Febbraio 2017)

Alice Serrao

Noi due

Noi due che siamo spalancati al vuoto
tenero a un nuovo salto, precipizio.
Mentre fai un colpo di tosse alla bocca
io ci leggo il segno, vaticinio santo
di un peccato precedente, risacca dell’acqua,
la madre andata persa dopo aver schiarito
la voce, in una stanza di corsia.
Chiami dal sangue fuori il canto e accendi
qualcosa dentro, quando rovesci
il punto cardinale dello sguardo – dici
sei tu che mi fai pieno, dito profondo nel costato.
La me che schiudi al cuore trasparente
dell’umano, mi ritorna cento volte
moltiplicata nella lingua che fa nuove le cose
pronunciate. Così non stupire se ti scelgo
mentre chiami dio sulla mia gola,
e stare in due avvera una promessa
finalmente incarnata.

(4 Novembre 2016)

Alice Serrao